Il carcere di Cagliari ha il nome di una chiesa.
Si chiama beffardamente Buoncammino e sorge in posizione meravigliosa sopra un colle che domina la citta'.
Le celle che guardano a sud hanno una vista che si apre sul mare oltre il quale gli spacciatori africani possono sognare la loro terra.
Tra la prigione e il mare é situato un anfiteatro romano dove per tutta l' estate si susseguono concerti e rappresentazioni teatrali che intrattengono i detenuti.
Da un' estremita' dell' ala ovest si vede la facolta' di lettere, il Magistero, con il suo corollario di studentesse in minigonna.
Se mai dovessi essere rinchiuso la' dentro, certamente sceglierei una di queste due ali.
Ma la sera, e spesso anche nelle altre ore del giorno, salgono alti i lamenti, le invocazioni e le proteste dei carcerati che, braccia e naso fuori dalle sbarre, richiamano l' attenzione dei passanti.
Chi vive da quelle parti ha imparato a tollerare queste manifestazioni, ma chi ci passa raramente non puo' far altro che sollevare gli occhi e rivolgere, se non un saluto, almeno un pensiero pietoso nei riguardi di quegli internati.
A volte le grida sono talmente struggenti che i nomi delle mogli, delle madri e dei figli invocati, riecheggiano nella testa dei passanti per giorni dopo che sono state proferite.
Trovarsi a transitare davanti al portone del carcere nell' ora delle visite, e' pena ancor maggiore: madri, mogli e figli, si accalcano cariche di vettovaglie e biancheria pulita, in estenuante attesa di essere ammessi all' interno, non prima di essere stati passati al massacrante vaglio della polizia carceraria.
Davanti allo stesso portone puo' anche accadere di imbattersi in un uomo che esce di prigione (dopo un mese o un anno o dieci anni) con una busta della spazzatura carica dei suoi effetti personali che si guarda intorno smarrito e alla ricerca di un viso amico che lo abbracci. I piu' fortunati hanno i familiari o gli amici, gli altri, soprattutto gli stranieri, curvano le spalle e si avviano in una direzione qualsiasi.
Solitamente verso il mare.
Pochi giorni fa una legge contestata ha addolcito l' esistenza di migliaia di persone.
Io grido EVVIVA!
Il 28 aprile ricorreva Sa Die de sa Sardigna, una festa "inventata" nel 1993 per dare dignita' storica alla voglia indipendentista.
Dovrebbe ricordare la cacciata a furor di popolo dei piemontesi nel 1794.
Si e' artificiosamente fatta una ricostruzione retorica ed elegiaca di fatti tutti da dimostrare, e la si vuole imporre come tradizione.
I sardi, che appunto sono sardi, mica scemi, se ne sbattono altamente e la onorano solo perche' non si va a scuola e non si lavora.
Lunga vita a Sa Die de sa Sardigna!
Ieri, la tanto attesa e temuta conferenza stampa del cardinale Ruini, si e' risolta in una bolla i sapone.
Finalmente i mangiapreti della Sinistra, che si riempiono la bocca di frasi fatte come L'ingerenza della chiesa, Libera chiesa in libero stato, sono stati smentiti dalle pacate parole del porporato che, alla loro facciaccia, non ha dato indicazioni di voto.
"Che i cattolici votino secondo coscienza" ha pontificato Ruini, "la Chiesa non ha un partito che la rappresenti, e' al di sopra delle parti, e tutti noi dobbiamo guardare ai programmi e agli uomini, e non ai simboli"
Applausi.
Poi ha aggiunto: "l'importante e' votare per chi vuole proteggere la famiglia tradizionale, quella tra uomo e donna, non quelli che vorrebbero i Pacs; per chi vuole la separazione fra le carriere di magistrati e piemme; per chi ha aperto 71 cantieri; per chi dice che l'85% della stampa e' comunista..........."
Pacato. Equidistante.
Entra nella stanza gremita di gente, alcuni seduti, molti in piedi, altri al balcone ad ingannare l’attesa fumando una sigaretta dietro l’altra.
In fondo alla stanza, seduta ad una scrivania che non le nasconde le appetibili cosce, una giovane ragazza lo guarda fisso invitandolo sublinalmente ad avvicinarsi.
Gli occhi bassi, rivolti al suolo, sono il tratto dominante della folla che fende per raggiungere la scrivania, sguardi che appena si sollevano per memorizzare il viso dell’ennesimo questuante.
“Ce l’ha l’appuntamento” garrula la segretaria che da zitta faceva piu’ bella figura.
“Mi ha mandato a chiamare Lui...”
“Nome?
“ics ipsilon, c’e’ molto d’aspettare?”
“ Lo vede la gente che c’e’? io passo i nomi a Lui, poi Lui decide, potrebbe essere dieci minuti come due ore. Si accomodi pure” .
Una parola, accomodarsi. Si accende una sigaretta.
Si guarda intorno e vede che l’umanita’ e’ molto variegata: gente elegante, persone trasandate, alcuni ridono nervosi, la maggior parte tace, remissiva.
Dieci minuti passano e poi anche due ore, la stanza sembra sempre piena.
Dopo tre ore chiamano il suo nome, come risvegliato da un sogno si avvia, entra nell’ufficio dei sogni, squallido.
“Buongiorno Onorevole”
“Ciao, papa’ e mamma stanno bene? Bene, e tu? Mi stanno distruggendo, troppo da fare...vedi quanta gente, tutti a chiedere....Allora fra un mesetto devo piazzare dodici persone in un nuovo supermercato, quattro autisti comunali, tu pero’ non hai le patenti... dieci infermieri, te l’avevo detto che ti sarebbe convenuto fare il corso...ma tu sei laureato, in Ingegneria poi... non e' facile, se magari eri solo diplomato o avevi le patenti...comunque settimana prossima incontro un mio amico Ingegnere che ha uno studio enorme eti faccio inserire li', a tua sorella l'abbiamo fatta assumere, ti ricordi? Vabbe', allora, per il 9 aprile, questo e' il fac-simile della scheda, c'e' da mettere la croce sul nostro simbolo, proprio com'e' spiegato qui, niente nomi, niente altri segni, capito? Dai...spiegalo anche a mamma, papa', nonna, tuoi fratelli e tue sorelle, mi raccomando i cognati che non ci facciano scherzi eh... ti lascio un po' di materiale cosi' lo distribuisci...vabbe', poi per quella cosa dell'ingegnere ti chiamo io, Ciao eh...saluta a mamma e papa'"
"Buongiorno Onorevole...grazie"
Esce dalla stanza con le mani ingombre di volantini elettorali, sguardo mesto, riflette sull'utilizzo dei congiuntivi da parte dell'onorevole, sul fatto che la sorella e' stata assunta dieci anni fa, lui non ha le patenti, e' solo laureato, e la mamma e' morta cinque anni fa.
Vi abbiamo trasmesso: "Procedura per le assunzioni in Sardegna"
Dall'Unione Sarda del 14 Agombre Duemilaerotti:
La Sardegna è in fiamme!
Stamani Cagliari si è svegliata sotto l'assordante rumore di piedi che marciavano all'unisono in direzione del porto e dell'aeroporto.
Chi si fosse affacciato alla finestre, per curiosità o per inveire, si sarebbe trovato davanti lo spettacolo straordinario di decine di migliaia di uomi, donne e bambini che, sventolando bandiere con l'effige dei Quattro Mori, intonavano una versione moderna dell'inno pre-risorgimentale simbolo della fine (in eccezionale ritardo rispetto al resto d'Italia) del feudalesimo in Sardegna.
I nuovi Baroni erano stati individuati nei continentali colonizzatori e nei politici troppo manovrati dai loro padroni nazionali, e l'invito a Cercare di moderare o Baroni la vostra tirannia, si era trasformato in un imperativo condito da solenne promessa di gettarli a mare in balia dei venti come una bottiglia contenente una minaccia per chi non avesse compreso il desiderio di libertà.
Alle 9 del mattino il porto era stato occupato, le navi svuotate dei loro equipaggi che erano stati riuniti all'interno dello stadio Sant'Elia insieme a tutti i non sardi che era stati raccattati nel percorso. A costoro, magnanima concessione, fu consegnato un pallone di cuoio per passare allegramente il tempo che vi avrebbero dovuto trascorrere (per la cronaca la partita, giocata in milleseicentodue contro milleseicentotre, perchè non si riuscì a scovare nessun altro continentale per far numero pari, è ancora in corso al momento di andare in macchina, e il risultato è di zero a zero, nonostante il maggior tasso tecnico dei marinai rispetto all'accozzaglia avversaria).
Le navi, requisite dai Rivoluzionari, sono state inventariate e affidate in custodia al Ministro della Marina Mercantile e delle Navi Passeggeri immediatamente nominato nella persona del saldatore disoccupato Marino Trogu, unico ad essere riuscito a dimostrare di aver frequentato in passato un corso da bagnino (dove peraltro era stato rimandato con debito formativo), che prontamente dichiarò l'Indipendenza della neonata Marina Sarda.
L'aeroporto subì la stessa sorte nelle stesse ore e Gino Puddu, neo Ministro dell'Aeronautica (riusciva a saltare da un'altezza di tre metri senza che le giunture scricchiolassero) fece la medesima dichiarazione del collega.
A mezzogiorno, cento città e paesi sardi avevano conquistato l'indipendenza, nessun continentale era presente in regime di libertà nel Sacro Suolo, molti ministri erano stati nominati, molte dichiarazioni d'indipendenza pronunciate.
Poi, come già successo in altri contesti, la Rivoluzione andò a desinare.